Lui & Lei
Sapore di Negroni e Sesso
17.11.2025 |
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"Era già bagnata, ma due colpi di lingua, due succhiate avide alle labbra della sua fica la resero umida come il mare..."
Giorgia aveva circa 25 anni quando i miei occhi si sono fissati su di lei. Lavorava in un discount anonimo vicino alla Via Emilia, addetta alle casse. Per motivi di lavoro e per la fretta cronica, ci andavo almeno un paio di volte a settimana, ma la vera attrazione era lei.Giorgia aveva un sorriso luminoso incorniciato da denti bianchissimi e labbra carnose, piene e sensuali, quasi sempre dipinte di un rossetto rosa acceso. I suoi lunghi capelli biondi erano raccolti con elastici colorati, rivelando zigomi alti e occhi chiari, luminosi. La pelle del volto aveva qualche imperfezione, tracce di vecchia acne che in qualche modo la rendevano più autentica e desiderabile. Era leggermente in sovrappeso, un'opulenza morbida che mi faceva impazzire. Il suo seno, pur non essendo enorme, era ben fatto e invitante. La camicetta d'ordinanza del discount non riusciva mai a chiudersi completamente, offrendo un décolleté generoso e una vista magnifica proprio nell'ora di punta, quando i clienti si accalcavano. Sorrideva spesso, una maschera gentile per nascondere forse la noia o una malinconia che mi sembrava di intravedere.
Con me era sempre stata gentile, ma mai oltre un saluto o un commento sul tempo. Fino a quel pomeriggio freddo di sabato. L'ho scorta dietro il deposito dei cartoni, immersa nel fumo di una sigaretta.
"Ehi, salve," dissi avvicinandomi. "In pausa?" "Ciao, sì, cinque minuti e rientro. Vuoi una sigaretta?" "No, grazie. Scambierei volentieri due chiacchiere." "Oh, per me va bene, ma non saprei cosa dirti..." "Beh," risposi, il mio sguardo che indugiava sulle sue labbra rosate. "Per esempio, se hai un fidanzato. È la prima cosa che mi è venuta in mente." Lei si mise a ridere, una risata bassa e roca. "Perché proprio quella? Gli uomini non sono mai curiosi, cercano solo informazioni!" "Bell'aforisma. Ed è vero. Lo confesso: cercavo proprio quel tipo di informazione." "E perché la vuoi?" "Potrei dirti che sono un agente sociale dei sentimenti, ma la verità, Giorgia, è che sei molto carina e mi informavo semplicemente se fossi fidanzata o libera." "Grazie. Sei un tipo diretto e simpatico. Te lo dirò: sono fidanzata." "Da molto?" Ci pensò. "Qualche mese." "Felicemente?" Ci pensò ancora. "...direi di s... di sì..." "Vale per un no, detto in quel modo. Sei fidanzata da solo qualche mese e non sei in grado di rispondere prontamente. Deduco che non lo sei."
Arrossì violentemente, le tracce di acne sul suo volto quasi si infiammarono. "Ecco, io... cioè, sì... cioè, non lo so..." Sbuffò, la sua goffaggine mi eccitava. "Ehi, ma io non sono tenuta a dirti..." "No, non lo sei. Chiedo scusa. Posso farmi perdonare con un invito? Un caffè. Più tardi, quando esci, prima che tu vada dal tuo fidanzato...?" "Ma tu guarda, non so neppure come ti chiami..." "Marco. Ora che lo sai, accetti?" "...dai... cioè... io..." "Un caffè, dieci minuti, non la richiesta di matrimonio."
Rise, sorpresa e nervosa. Era fatta. Non vedevo l'ora di sbattere tutta quella carne bianca e allegra sul letto e scoparla alla grande.
"...ok..." sussurrò, con la voce di una ragazzina che accetta una marachella. "Bene. Grazie. Alle 21:00, al Caffè XXXXX, qua dietro l'angolo. Ti riconoscerò, avrò un fiore rosso appuntato alla giacca e un libr-" "Come mi riconoscerai, che dic-?" Capì la battuta e scoppiò a ridere. "Che scemo! A dopo. Buon lavoro." Me ne andai, lasciandola a riflettere su quell'abbordo audace nel freddo del piazzale.
Arrivai in anticipo, sedendomi in un separé da cui si vedeva l'entrata e ordinando un cappuccino. Giorgia si fece attendere poco; alle 21:30 era già nel locale. Mi vide e mi raggiunse, baciandomi sulle guance e arrossendo un poco. Era nervosetta, vagamente a disagio per l'abbigliamento frettoloso (vecchi jeans che mettevano in risalto il culo e le cosce morbide e piene, una maglia di lana). Ma il suo linguaggio del corpo tradiva tutta la sua eccitazione nell'essere lì. Si era truccata, profumava di doccia, e contorceva velocemente le dita per il nervosismo.
Parlammo. La feci ridere, beve un caffè, poi un Martini. Dopo quaranta minuti aveva dimenticato il fidanzato, il ritorno a casa, e tutto il resto. L'ho fatta cuocere a puntino, poi le dissi che era molto sexy e che mi ero preso una sbandata per il modo in cui mi sorrideva alla cassa. Lei mi sorrise, dicendo che pochi clienti la trattavano "bene" e quindi si ricordava quelli bravi.
Chiacchierando e sorridendo, i Negroni erano diventati cinque a testa. Le dissi che non potevo lasciarla guidare. Lei, di soppiatto, rispose: "Quindi che si fa?"
Non ci ho pensato due volte. "Abitando da solo, posso dormire sul divano, e tu sul lettone." Sorrise, gli occhi che brillavano per l'alcol e il desiderio. "Vabbè, ormai che posso farci."
Arrivammo a casa mia, un ingresso indipendente. Il rischio di vicini ficcanaso rendeva tutto più eccitante. Appena entrati, non ho avuto il tempo di dire nulla: mi ha baciato con passione e una dolcezza mista a una voglia esplosiva.
In una velocità fulminea, ci siamo ritrovati in camera da letto. Giorgia, nuda al bordo del letto, era uno splendore di carne morbida e gioiosa. Sorrideva, il suo seno meraviglioso — sembrava molto più grande del previsto — mi chiamava.
Mi avvicinai lentamente a ritmo di un funk che avevo messo nello stereo. La baciai sulla bocca, poi mi inginocchiai, la spinsi con forza sul letto; lei volò pesantemente, le gambe si alzarono. Le afferrai, le divaricai senza cerimonie e puntai la lingua al suo sesso. Era leggermente peloso e biondo chiaro. Era già bagnata, ma due colpi di lingua, due succhiate avide alle labbra della sua fica la resero umida come il mare.
Godeva, e godeva, emettendo gridolini con la sua voce da ragazzina. Il sapore caldo del suo sesso, denso, pieno, carnoso, dorato, mi piaceva da morire. "Oh, Giorgia, che delizia!" pensavo, mentre stavo con la faccia sprofondata nel suo piacere.
Eccitato, il mio cazzo ritto, le montai sopra ed entrai dentro con decisione. Affondavo sul suo ventre e sulle sue cosce morbide. Giorgia sembrava fatta per accogliere, per prendermi tutto. La penetravo con vigore, il cazzo umido andava su e giù, preciso, perfetto.
Giorgia urlava di gioia, gli occhi chiusi, totalmente rapita dal suo godimento. Dopo averla fottuta ben bene in quella posizione, la feci alzare. Ci baciammo a lungo. Sentivo il suo corpo palpitarmi addosso: la pelle morbida, l'odore del sesso appena consumato, i suoi umori, il suo cuore che fremeva sotto il seno caldo.
Quando il mio cazzo tornò duro dopo quella pomiciata lunga e sensuale, la spinsi contro il muro. La feci inginocchiare da dietro e glielo ficcai ancora dentro. Lei aveva la faccia premuta contro la parete e si beccava il mio cazzo nella figa; io dall'alto spingevo con più forza e la stantuffai a fondo.
Scopavo, fottevo Giorgia e mi sentivo potente. Mi fermai solo un attimo prima di venire. Lei capì, si voltò e me lo prese in bocca.
Succhiava senza pensarci, accogliendolo nella sua bella bocca, ciucciando, fremendo la lingua sulla cappella e sull'asta. Ingoiava, pompava. Non aveva l'aria di un'esperta navigata, ma ci metteva una passione generosa. Voleva godere, sì, ma voleva anche farmi impazzire.
Giorgia. Oh...
Mi fece venire. Mentre scaricavo la mia sborra nella sua bocca, le mie ginocchia tremavano; l'energia mi correva lungo la schiena.
Giorgia. Oh...
Dopo l'orgasmo, ci siamo goduti il silenzio, il sapore della sua bocca e la promessa di quel corpo caldo.
Fu una notte molto calda e oserei dire GODERECCIA.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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